In viaggio attraverso il deserto

A seguito del novilunio di oggi, domani comincerà il secondo mese del nostro calendario, il mese di Iyar, che è un mese di passaggio tra la festa di Pesach e quella di Shavuot, cioè rappresenta il viaggio terreno ma anche di elevazione spirituale che i nostri antenati compirono attraverso il deserto nei 49 giorni tra l’uscita dall’Egitto e l’Epifania del Sinai al cinquantesimo giorno. Il nome di questo mese proviene dall’accadico, il più antico idioma mesopotamico conosciuto, risalente a circa 4500 anni fa, e significa “fiore”. In questo mese infatti la natura è in fiore, persino nella mezzaluna fertile, ove la stagione delle piogge è da poco terminata, ed il deserto mostra i suoi preziosissimi fiori.



Scrutando il cielo possiamo notare l’avvicendarsi delle stagioni: nelle prime ore della sera, basse sull’orizzonte occidentale, c’è ancora il tempo di ammirare alcune delle costellazioni che sono state protagoniste dei cieli invernali, in particolare l’Auriga, i Gemelli e, un po’ più in alto, la debole costellazione del Cancro, mentre a Nord-Est cominciano ad affacciarsi a notte inoltrata la Lira, il Cigno e l’Aquila, che si accingono a diventare le protagoniste del cielo estivo.



Questo sarà un mese di passaggio anche per il mondo di oggi. La nostra società, apparentemente moderna, democratica, liberale e tecnologica, è stata scossa fin nelle sue fondamenta , ed ora dovrà dar prova di sapersi rialzare diversa e migliore di prima. Essa si è dimostrata viziata da limiti fatali proprio sui versanti basilari della democrazia, delle libertà, e della scienza. Questi limiti ne hanno minato e screditato definitivamente i presupposti e l’autorevolezza sua e dei suoi rappresentanti.



Questo sarà dunque un mese di cammino attraverso il deserto. Sarà una traversata dura ma necessaria, se sarà servita per elevarci e per migliorarci. Tra poco più di un mese la mèta ambita ci attende al Sinai: i preziosi fiori del deserto -se sapremo apprezzarli- ci indicheranno la strada per ricostruire una civiltà migliore.



Chodesh Tov!



(Photo courtesy: Tzipora Mandel )