Le donne in sinagoga

Siyum masechet Meghillà

Il trattato talmudico di Meghillà (Rotolo), il cui studio si conclude oggi, discute i regolamenti e le prescrizioni riguardanti la lettura del rotolo di Ester a Purim e la lettura di altri passi della Torah e dei Profeti in sinagoga. La lettura e l’ascolto della storia di Ester hanno una peculiarità: nonostante le donne siano generalmente esentate dagli obblighi che hanno una tempistica predeterminata, questo caso fa eccezione, in quanto anche le donne furono parte fondamentale del miracolo che vide la regina Ester protagonista, perciò anche loro devono ricordarlo ogni anno durante la festa di Purim (4 a).

Di donne si parla naturalmente anche altrove nel trattato talmudico dedicato al rotolo di Ester. In particolare, è famoso il passaggio che afferma:

<<I Maestri hanno insegnato: Chiunque può essere annoverato tra i sette [che leggono la Torà di Sabato], persino un minore e persino una donna. Tuttavia, i Saggi hanno detto: [meglio che] una donna non legga la Torà, per rispetto del pubblico>> (23 a)

Se per lungo tempo, in epoche in cui le donne erano sempre relegate ai margini delle società, nessuno ha mai avuto nulla da eccepire, questo passaggio talmudico sibillino è stato invece oggetto di grande dibattito negli ultimi decenni . Vediamo in pratica cosa prescrive la Halachà, la legge ebraica.

I primi codificatori della Halachà, vissuti quasi mille anni dopo i Saggi citati dal Talmud, appaiono divisi: mentre i Maestri europei (Ran, Rosh, R. Tam) non sembrano mettere in dubbio che le donne possano leggere la Torà, il Maimonide invece, residente nel nord Africa islamico, sostiene che ciò sia vietato (H. Tefillà 12,17). Numerose testimonianze confermano comunque che l’uso universalmente accettato non prevedesse mai che le donne partecipassero alla lettura della Torà, ed anzi esse siedono separatamente dagli uomini, nel matroneo. Soltanto negli ultimi decenni le istanze femministe ed egualitarie hanno sollevato il problema: è permesso o vietato alle donne leggere la Torà assieme agli uomini?

Per analizzare la questione, ai rabbini contemporanei è stato necessario rivedere più approfonditamente il testo in questione. Fondamentalmente alcuni lo considerano composto da due parti diverse: nella prima parte si afferma la legge, introdotta dalla formula “I Maestri hanno insegnato” che le donne possono avere un ruolo attivo nella pubblica lettura della Torà in sinagoga, al pari degli uomini. La seconda parte, invece, contraddice parzialmente la prima. Lo fa però attraverso un linguaggio differente che non affermerebbe una legge, bensì un’usanza: “I Saggi hanno detto” che non è bene fare così.

In questo modo si ha una legge che permette, ed un’usanza che impedisce. Si sa che le usanze rivestono un grandissimo valore nell’ebraismo; tuttavia, mentre le leggi rimangono comunque invariabili, possono le usanze essere cambiate per rispetto delle istanze femminili? Com’è noto, su quest’ultimo punto il dibattito è acceso, e le fazioni pro e contro già da alcuni decenni si scontrano, scambiandosi tra loro epiteti non del tutto lusinghieri. Si veda a questo proposito, ad esempio, la posizione contraria dei Rabbini Avi & Dov Frimer su Tradition dell’ inverno 2013, e quella favorevole di Rabbi Ysoscher Katz, 2016. Eppure, entrambe le posizioni possono sicuramente vantare argomenti solidi a loro favore, che non possiamo approfondire qui. Così come non entreremo nella questione del pudore, la zniut, che è necessario rispettare in modo particolare in un luogo di culto, ma che è anch’essa soggetta a differenti interpretazioni e punti di vista. C’è invece un’altra legge a cui vale la pena accennare: come tutte le leggi è anche questa essenziale, eppure è assai sconosciuta e trascurata.

Se è dubbio e difficile da sostenere che le donne oggi possano leggere la Torà in sinagoga a causa non di una legge, bensì in virtù di antiche e onorate tradizioni, di usi e costumi relativi ad epoche in cui la società era certamente molto diversa dalla nostra, non vi è invece alcun dubbio che le donne avrebbero sempre dovuto frequentare la sinagoga per ascoltare la Torà, esattamente come devono ascoltare la lettura del rotolo di Ester. E’ scritto infatti a chiare lettere altrove nel Talmud (Sofrim 18):

<<Le donne hanno l’obbligo di ascoltare la lettura delle Sacre Scritture, ed a maggior ragione anche gli uomini [hanno lo stesso obbligo]. Non solo la devono ascoltare, ma devono anche capirla, perciò, se vi sono persone che non comprendono la Lingua Santa [l’Ebraico], bisogna che abbiano a disposizione delle traduzioni>>.

Purtroppo questa legge non è quasi mai stata rispettata. Molti secoli dopo essa viene riportata da Rabbi Gombiner nella sua opera Maghen Avraham (Polonia, sec.XVII – Shulchan Aruch, Orach Chaim 282,3), che però aggiunge: <<[Purtroppo] qui da noi le donne usano uscire fuori [a chiacchierare]>>. E così anche quella di star fuori a chiacchierare pare proprio essere un’usanza antica e radicata, benchè non proprio encomiabile.

Forse, assieme – o, meglio, prima- di spendersi tanto per la giusta e lodevole causa di dimostrare il loro amore per la Torà facendo valere il loro diritto di leggerla come gli uomini, le donne potrebbero lanciare qualche campagna di sensibilizzazione sul dovere loro ed universale di ascoltare la Parola Divina?

Ma anche qui entriamo in un altro dibattito molto impegnativo. Lasciamolo per una prossima volta – basta che non sia troppo prossima…