Gli imprenditori italiani hanno scelto il fallimento

Una delle tante domande sui comportamenti umani a cui non sono riuscito a dare risposta è sorta osservando il comportamento degli imprenditori italiani. Mentre all’estero le attività ricevevano indennizzi e ristori adeguati per le chiusure loro imposte durante i lockdown, oppure in altri paesi non erano nemmeno costretti a chiudere, in Italia le autorità hanno imposto la chiusura di bar, ristoranti, alberghi, e molte altre attività ben sapendo che lo Stato non aveva le risorse né tantomeno l’agilità amministrativa e burocratica per far fronte adeguatamente alle chiusure. In questo modo sono fallite o hanno chiuso un numero stratosferico di attività e di partite iva, circa 600 mila, e moltissime altre sono in sofferenza. Il blocco dei licenziamenti prima o poi terminerà e vi saranno almeno un milione di disoccupati in più. Perchè gli imprenditori hanno obbedito a simili ordini demenziali e suicidi?

Non ha mai avuto senso parlare di scientificità di queste misure, e chi ha voluto o dovuto approfondire l’argomento ha potuto ampiamente farlo in questo anno e mezzo. Se anche qualcuno poteva essere stato spaventato alla prima ondata, nessuno avrebbe più dovuto credere alla narrazione delle autorità nella seconda ondata. Quindi perchè non ha avuto successo il movimento “io apro”, partito proprio in autunno? Per paura delle sanzioni, si dirà. Ciò significa che per non rischiare di pagare una multa, dal momento che atti amministrativi danno luogo tuttalpiù a sanzioni amministrative, gli imprenditori italiani hanno deciso masochisticamente di fallire. Questo comportamento è francamente incomprensibile.

Vi ricorderete i tre casi più famosi di imprenditori disobbedienti che hanno tenuto aperto: uno a Modena, uno a Bologna e uno a Torino. Ognuno ha avuto una sanzione ed una chiusura amministrativa, ma ovviamente hanno fatto ricorso e poi in tribunale ognuno ha avuto una storia giudiziaria diversa: I giudici di Modena hanno completamente dissequestrato immobile ed azienda, il Tribunale di Bologna ha dissequestrato l’immobile, il Tribunale di Torino ha mantenuto il sequestro. Come nel caso del pub Halloween, dove è stata ottenuta la riapertura dell’immobile, la decisione finale sulla Torteria di Chivasso spetterà alla Cassazione. Tre casi su milioni di imprenditori italiani hanno scelto di tenere aperto e hanno rischiato una sanzione, al massimo una chiusura temporanea da impugnare in tribunale, con dei costi e delle conseguenze infinitamente minori rispetto al fallimento. Tutti gli altri hanno scelto il fallimento.

Incredibile.