Il festival della repubblica delle banane

In questa giornata del festival della repubblica delle banane, sentiremo ripetere i tragicomici slogan nazionalistici di sempre. E’ la percezione distorta e malata di una classe dirigente la cui inadeguatezza non è mai stata così palese, fino a diventare addirittura tragicomica.

Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo visto dipanarsi sotto i nostri occhi le dinamiche perverse degli abissi di ignoranza scientifica e della totale mancanza di buon senso istituzionale – anzi, di vera e propria di cattiva fede – così come dei cortocircuiti mentali diffusi e pervasivi nella popolazione, di cui prima conoscevamo o sospettavamo l’esistenza, ma in modo parziale e limitato. Invece, queste dinamiche perverse si sono rivelate stavolta in modo palese e inequivocabile essere i veri e propri motori della società, e non da oggi.

Afferma l’arcivescovo Viganò, nella sua lucida e brillante conferenza sul Grande Reset (Link):

<<La menzogna, dunque, è il marchio degli artefici dei Great Reset degli ultimi secoli. Lo fu il Risorgimento: la divisione degli Stati italiani e l’aspirazione ad un ideale di unità nazionale come pretesto per la distruzione dei Regni e dei Ducati e l’annessione degli Stati Pontifici al Regno d’Italia, la cui monarchia era asservita alle logge e che da queste a sua volta fu cancellata appena portato a termine il compito>>

La consapevolezza di queste dinamiche e di questi progetti perversi devono necessariamente portare con sé delle profonde conseguenze in tutti noi, nei nostri rapporti con la popolazione e con le autorità di questa repubblica delle banane, un paese in preda a un perenne rigurgito totalitario mai spento e mai sopito.