Inizia Tammuz, il mese delle apparenze ingannatrici

A seguito del novilunio di ieri, è iniziato oggi il nuovo mese di Tammuz. Il nome di questo mese è associato, come per noi, anche nelle culture antiche mesopotamiche da cui esso proviene , ad un periodo luttuoso: Tammuz era infatti una divinità Assiro-babilonese che moriva in questo mese del calendario. Si tratta infatti di un mese caratterizzato dal caldo più rovente dell’anno in quelle terre, e la natura vi appare riarsa e morta . Anche se il nome di questo antico dio mesopotamico è sconosciuto ai più, basterà dire che, nel Pantheon babilonese, egli era il consorte di Ishtar (Ester in ebraico) ed è confluito assieme a Marduk (Mordechai in ebraico) nel culto sincretistico di Bel di cui parlano i capitoli extracanonici del libro di Daniele.

Questo riferimento all’Antica Babilonia ci riporta agli albori della letteratura, che vide comparire quasi contemporaneamente attorno ai 4 mila anni fa, prima come tradizione orale, e poi per iscritto, le tre collezioni più antiche della letteratura umana: alcune parti di Gilgamesh, i primi Veda, e le più antiche raccolte di tradizioni che poi sarebbero diventate ebraiche. Tra queste ultime, assieme ai primi salmi attribuiti ad Adamo ed al libro di Enoch, vi è il Libro della Formazione, attribuito al patriarca Abramo.

In quest’ultima opera si legge << il Signore creò il mondo tramite le lettere dell’alfabeto ebraico, e fece regnare la lettera Chet sul senso della vista, vi legò una corona, combinò le lettere l’una all’altra, e con questa lettera formò nell’universo il segno zodiacale del Cancro, nel calendario formò il mese di Tammuz, e nell’essere umano formò la mano destra >>. Nel nome di questa lettera vi è un’allusione alla parola ebraica “Chet” (Baal haturim, Bereshit 49,1), che generalmente si traduce con “peccato”, in realtà significa “fallimento”, “errore”, “impreparazione”. Come soleva dire il Saggio del Talmud Rabbi Chanina ben Dosa, non è la natura matrigna che uccide: sono i nostri fallimenti ad uccidere (Berachot 33a).

Per non farci trovare impreparati in questo momento così delicato, governato dal senso della vista e dai potenziali errori ad esso correlati, come testimonia il clamoroso errore compiuto dagli esploratori inviati da Mosè che perlustrarono la terra di Canaan proprio in questo mese, e fallirono completamente la loro missione, dovremo stare quanto mai attenti alle apparenze che ingannano. A questo scopo dovremo tenere sempre presente l’ammonimento che abbiamo letto sabato scorso in quello che è universalmente noto come il terzo brano della Shemà, ove si legge: “lo taturu”, cioè <<non improntate la vostra vita volgendola all’apparente soddisfazione dei vostri istinti, seguendo il vostro cuore ed i vostri occhi, poiché perseguendo gli istinti e le apparenze vi pervertite>>.

E quanti si lasciano di buon grado pervertire dagli istinti più bassi, si lasciano ingannare dalle apparenze e dalle mistificazioni! Fortunatamente la lettera Chet è anche l’ottava lettera dell’alfabeto, e il numero otto implica la potenzialità di trascendere la natura che governa questo mese.

Sfruttiamola! E’ urgente non ricascarci più.

Spirituality, Arts, Culture and Natural Elements

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